Dalla finestra dello studio non
vedo altro che tetti e alberi. Tetti di case, non palazzi.
Solo tegole, comignoli, antenne
della tv e galletti segnavento.
Poi, il cielo. Che quando è limpido, sembra il mare.
Poi, il cielo. Che quando è limpido, sembra il mare.
I comignoli, dritti come
sentinelle, sbuffanti d’inverno e annoiati d’estate, assumono forme differenti
a seconda dello stile della casa che li sorregge. Alcuni, raffinati, sfoggiano
la loro eleganza come modelli da sfilata. Altri, banali, costruiti senza
immaginazione. Semplici parti terminali di una canna fumaria.
Le antenne, un intreccio di
segmenti metallici, così disarmoniche di giorno, quando cala la sera, indossano
il loro esile fascino per svettare, controluce, al tramonto, assieme ai
segnavento che qui, hanno tutti la
stessa forma: galletti sottili, di ferro battuto, con o senza i quattro punti
cardinali a sorreggerli. Girano, secondo il soffiar del vento, o rimangono
fermi, immobili, verso la direzione scelta dall’ultima folata.
Laggiù, verso nord, nascoste tra
la chioma della gigantesca magnolia, si intravedono le montagne. Una piccola
fetta di panorama con una cima, che non saprei nemmeno riconoscerla insieme a
tutte le altre. Le montagne. Solo se salissi di un piano, le vedrei tutte
quelle cime!
Verso sud, invece, non si vede
proprio niente. Il tetto della casa del vicino copre tutta la visuale che,
altrimenti, sarebbe rivolta alla campagna. Un tetto con nessuna poesia. Grigio,
nemmeno un abbaino. Fosse di tegole rosse, saprei guardarlo rendendogli merito;
invece è deprimente, come il suo comignolo prefabbricato.
Gli alberi sono quelli dei
giardini. Non sono pochi. Da quassù se ne contano così tanti che andarli a
cercare tutti mi ci vorrebbe la bicicletta. Sono alberi da frutto, alberi
ornamentali, siepi diventate alberi. Una tavolozza di ogni tonalità di verde
che diventerà rosso, marrone, giallo. E poi, solo rami.
Da sinistra a destra, non si vede
l’orizzonte. Solo tetti e alberi. Comignoli e antenne. E galletti segnavento.
Di sera, però, vedo tramontare il
sole. Tutto quel che c’è sotto, lo avvolge il buio. Sopra, quel che sembrava il
mare, si trasforma in dune del deserto. Arancio, indaco, blu notte. Poi, le
stelle.
bella questa tua riflessione... spesso non ci si accorge di quello che abbiamo intorno e quanto possa essere poetico un tramonto tra tetti, comignoli e antenne...
RispondiEliminaE' vero, diamo per scontato che l'erba del vicino sia sempre più verde, invece dobbiamo imparare ad apprezzare quel che abbiamo perché, se guardiamo con attenzione, l'erba del vicino è verde come la nostra.
EliminaGrazie